giovedì 5 novembre 2009

LA SOLITUDINE DI MARRAZZO

Sulla vicenda Marrazzo si conoscono ormai molti particolari: quante volte andò con i trans, che cosa faceva nel lasso di tempo in cui si intratteneva con Nathalie e Brenda (o Blenda?) e altre(i), il fatto da lui stesso ammesso che in quelle circostanze assumeva cocaina fino a perdere la lucidità mentale e quanti soldi "scuciva" per quelle parentesi di relax, se di relax si può parlare. Anche in questo caso i mezzi di informazione non hanno lesinato indiscrezioni piccanti e particolari scabrosi, facendoci  desiderare una volta tanto un po' meno informazione e un po' più di discrezione.
Quello che però nessuno finora ci ha spiegato è la solitudine terrificante da cui l'ex governatore del Lazio era circondato. Possibile, mi chiedo, che non ci sia stato un familiare, un amico, un amministratore della sua Giunta, un compagno di partito che si sia accorto dell'abisso in cui Marrazzo stava sprofondando? E che si sia sentito quindi in dovere di consigliarlo, di aiutarlo, prima che precipitasse nel baratro?
La solitudine di Marrazzo ci dice molto anche su che cosa sia diventata la politica oggi. Io sono convinta che nei partiti della cosiddetta Prima Repubblica (di cui non sono una sostenitrice per tanti aspetti, salvo che per quello che vado a citare) qualcuno si sarebbe accorto del travaglio del collega e avrebbe fatto qualcosa per limitare i danni a se stesso e alla formazione politica di appartenenza. Posso sbagliarmi, ma non riesco a immaginare che nella Dc o nel Pci potesse accadere qualcosa di simile. Perfino le odiate correnti, peraltro a mio avviso molto più trasparenti di tante cordate che oggi tramano nell'ombra, costituivano in qualche modo una rete di relazioni che aveva come conseguenza un maggior controllo sull'operato dei singoli.
E oggi? Oggi i partiti si sono fatti "liquidi", vero specchio della società attuale. Senza voler riesumare le vecchie formazioni (sarebbe antistorico voler tornare indietro) mi permetto però di lanciare un grido d'allarme: attenzione, nel troppo liquido si può anche annegare!

sabato 31 ottobre 2009

SESSO E POTERE, PROTAGONISTA IL VIDEOFONINO

Non c'è dubbio che il vero protagonista dei recenti scandali a base di sesso e potere sia il videofonino. Con un cellulare dotato di videocamera la escort Patrizia D'Addario ha  filmato i suoi incontri con il Presidente del Consiglio mentre due cosiddette "ragazze immagine" giocavano a riprendersi nel bagno di palazzo Grazioli. Ed è sempre con un videofonino che alcuni carabineri hanno filmato l'ormai ex presidente della Regione Lazio in compagnia di un trans in un appartamento di via Gradoli a Roma.
Il cellulare si rivela così un'arma potente e aggressiva, perché da oggetto il cui primo scopo è quello di mettere in comunicazione le persone non ci si aspetta che si trasformi in una pistola puntata contro la propria onorabilità e dignità. Spaziando in altri campi e retrocedendo con la memoria possiamo ricordare altri casi, come quello del ragazzo down ripreso mentre veniva schernito dai suoi compagni di scuola o quello di una ragazzina fotografata sempre dai compagni mentre consumava un rapporto orale.
Per detenere una pistola occorre un porto d'armi, per possedere un videofonino sono sufficienti oggi ormai  pochi spiccioli. Bisognerebbe riflettere su quanto questi strumenti siano potenti e allo stesso tempo pericolosi se male utilizzati. La scuola potrebbe fare molto per stimolarne nei ragazzi un uso più consapevole.

domenica 11 ottobre 2009

COMUNICARE....... SEMBRA FACILE!

Comunicare sembra facile, soprattutto oggi che abbiamo tanti e diversi strumenti a disposizione. Ma siamo sicuri che quando parliamo o scriviamo diciamo esattamente quello che vorremmo dire? O che quando ascoltiamo capiamo veramente quello che l'altro voleva esprimere? Recentemente mi è capitato un episodio emblematico e lo voglio raccontare perché mi ha fatto molto riflettere. Dialogando con un'amica su Facebook le avevo chiesto come stava e lei mi ha risposto con una metafora ricavata da una  famosa poesia. Del resto Facebook è una piazza, virtuale quanto si vuole ma sempre piazza è, e non a tutti piace gettare le proprie emozioni nell'arena. Ma quella metafora mi è scivolata via e nel rispondere non vi ho fatto minimamente accenno. L'avevo presa come un modo di dire, non avevo colto che la mia amica volesse con quelle parole trasmettermi un messaggio di disagio. Così, grande è stato il mio stupore quando, avendola chiamata al telefono, mi sono sentita rimproverare per la mia trascuratezza. Sicuramente c'è stata da parte mia un po' di superficialità, ma se avessi visto la mia amica in faccia o ne avessi sentito la voce al telefono probabilmente avrei capito quello che mi voleva far sapere. Spesso dimentichiamo quanto sia importante la comunicazione non verbale, quanto l'espressione degli occhi e della bocca o il tono di voce riescano a dire più delle parole. Per questo nelle Nuove Tecnologie si fa ricorso agli emoticon. Ma è sufficiente per capire e farsi capire?

mercoledì 30 settembre 2009

LA BUONA TIVU' ESISTE MA NESSUNO NE PARLA

Donne usate come piante ornamentali (vedi le veline di Striscia), donne riprese con inquadrature "ginecologiche", donne sempre svestite in mezzo a uomini sempre in doppioppetto, a indicare che quello che interessa non sono certo le loro virtù intellettuali.
Sono le donne così come le vediamo in tivù e come ci ha mostrato Lorella Zanardo in un bel documentario a cui tempo fa avevo già dedicato un post. Se ne è parlato lunedì sera nella trasmissione "L'Infedele" in onda su La7. Un esempio di buona tivù in tempi di "cattiva" tivù (o presunta tale), ma nessuno ovviamente se ne è accorto. Eppure Lerner ha dato l'esempio di come si può fare una trasmissione intelligente ma non noiosa, appassionante ma non sguaiata, pluralista senza che gli avversari impediscano l'uno all'altro di esprimere le proprie opinioni.
Qualche giorno prima era uscita su Repubblica.it la notizia di una proposta di legge francese contro il fotoritocco delle immagini. Anche questo un problema che riguarda soprattutto le donne, perché attraverso il fotoritocco passa l'idea che il corpo femminile debba essere sempre e comunque perfetto con conseguenze a volte drammatiche per le ragazze adolescenti. Secondo la proposta di legge francese, la foto ritoccata dovrebbe essere dichiarata in quanto tale. Ma anche questa notizia è passata sotto silenzio.
In mezzo a tanta indifferenza consola solo la lettura dei numerosi e positivi commenti apparsi sul sito di Lorella Zanardo (www.ilcorpodelledonne.net) dopo la trasmissione di Lerner. Tanti, e non solo firmati da donne.

lunedì 21 settembre 2009

FINITA L'ERA DEI TRONISTI, ORA LE STAR SONO I FILOSOFI

Viviamo in una società permeata dall'apatia, e su questo c'è poco da dire perché è sotto gli occhi di tutti. Al Festivalfilosofia di Modena, dove sono stata nel fine-settimana, ho ascoltato due interpretazioni interessanti di questo fenomeno.
La prima l'ha fornita la professoressa Elena Pulcini, dell'Università di Firenze, che ha parlato sul libro "Vita activa" della filosofa Hannah Arendt. Secondo Arendt, ha spiegato la professoressa Pulcini, la modernità ha rinunciato all'azione a vantaggio del lavoro (pura sopravvivenza) e del fare (l'uomo trasforma il mondo ma è in posizione di dominio sulla natura). L'azione invece implica la relazione con altri uomini e l'armonia con le altre forme di vita e pertanto è imprevedibile e quindi fragile e rischiosa, tanto quanto il lavoro e il fare sono rassicuranti dal momento che ci rinchiudono in uno splendido isolamento. La posta in gioco, ovvero ciò a cui rinunciamo in nome di questa sicurezza, è nientemeno che il mondo e la pluralità che a esso è connessa.
La seconda interpretazione è del filosofo Umberto Galimberti, che al termine della sua lezione sul tema "Erotica" è stato assalito letteralmente dai fans (fa piacere una volta tanto vedere trattato come una star un filosofo invece di un tronista!). Secondo Galimberti la molla della vita è il desiderio e poiché abbiamo ucciso il desiderio abbiamo creato una società apatica. Il desiderio nasce quando c'è una mancanza. L'amore nasce da una mancanza.
Ricordiamocelo, quando siamo assaliti dai sensi di colpa per non aver regalato ai nostri figli il secondo cellulare o il terzo computer!

venerdì 4 settembre 2009

LA PROTESTA SALE SUL TETTO: ITALIA COME L'IRAN?

"Ma esiste ancora oggi in Italia qualcosa che si chiama informazione?..... O dovremo anche noi gridare sui tetti come oggi gli oppositori al regime iraniano di Ahamadinejad?"
Più o meno con queste parole si concludeva un mio post del 27 giugno scorso dal titolo "Abruzzo, l'informazione negata".
Erano i giorni dell'incendio dell'Iran dopo le elezioni, quando gli oppositori del regime rischiavano la vita per gridare la loro verità sul risultato delle consultazioni politiche.
Nello stesso tempo in Italia girava tra gli internauti l'e-mail dell'attore Andrea Gattinoni che raccontava la sua drammatica esperienza nelle tendopoli abruzzesi.
Confesso che, subito dopo averlo scritto, quel finale mi era sembrato un po' esagerato. Ma oggi, a distanza di due mesi circa, devo constatare che avevo solo anticipato qualcosa che  era nell'aria.
Che cosa hanno fatto gli operai della Innse di Lambrate? Che cosa stanno facendo i lavoratori dell'Esab di Mesero e le insegnanti precarie di Benevento? Tutti su, in alto, chi sul carro-gru e chi sul tetto, a gridare la loro protesta. Perché, ha detto una delle docenti accampate sul terrazzo dell'ufficio scolastico provinciale, "le proteste dal basso ormai non le ascolta più nessuno".
Ma per ascoltare ci vuole silenzio. E nel nostro spazio mediatico ormai da tempo c'è solo un rumore assordante dove gli unici che riescono a farsi sentire sono i cosiddetti  "poteri forti": il Governo, che in preda a convulsioni da attacco finale tenta in ogni modo di sopravvivere; la Chiesa, che deve riaffermare il principio in base al quale chiunque sia al Governo non può governare al di fuori della sua ala protettrice; i politici, a caccia di consensi personali più che di partito; gli economisti, impegnati a individuare chi riuscì e chi invece no a prevedere quella che ormai appare come una delle più terribili crisi dopo il tracollo del '29; i sindacati, preoccupati che queste azioni éclatanti non segnino il tramonto definitivo della rappresentanza.
Gli operai della Innse hanno vinto la loro battaglia perché sono stati i primi. O forse perché in agosto anche le voci dei "poteri forti"si affievoliscono. Per tutti gli altri, temo, si prepara un autunno molto molto freddo.

mercoledì 26 agosto 2009

LA SCOMPARSA DEL PROSSIMO

"Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell'uomo".
Lo scrive lo psicoanalista Luigi Zoja nel suo interessante saggio edito da Einaudi che si intitola proprio "La morte del prossimo".
"La vergogna del narcisismo - che accomunava gran parte delle culture tradizionali - si è sbriciolata sotto le spallate del mercato, che vende il superfluo solleticando autocompiacimento. -sostiene Zoja - Così, il pronome io (inglese: I) si è trasformato in prefisso di prodotti di successo: iPod, iBook. La parola "egoista", che era un'offesa, in un profumo alla moda...".
Gli uomini, gli altri, ci sono diventati sempre meno necessari. Se mi sento solo accendo la tivù o il computer e immediatamente sarò inondato da voci e circondato da visi noti e famigliari nel primo caso, ricercato da sconosciuti altrettanto soli e desiderosi di scambiare messaggi nel secondo. Questo vale tristemente anche per i più piccoli, che una volta trovavano compagnia nei figli dei vicini di casa e oggi invece trascorrono sempre più del loro tempo in "compagnia" di uno schermo, sia esso la televisione, il pc o la playstation.
Anche l'attività sportiva, una volta praticata in compagnia di amici o fidanzate/i, è stata in gran parte sostituita da quello sport solitario che è il jogging, reso ancora più individualistico dall'usanza di correre con le cuffie per ascoltare musica.
I nostri corpi sono sempre più distanti mentre cresce l'insofferenza per la fisicità altrui. Perché utilizzare un mezzo pubblico dove inevitabilmente sarò a contatto con carni che emanano sudore e odore mentre posso starmene tranquillamente chiuso nella mia auto dotata di aria condizionata e di altri generi di comfort?
Questo è quanto constatiamo quotidianamente. E mi chiedo: verrà mai il giorno in cui questa distanza ci diventerà più insopportabile della puzza altrui?